| Scuola di Scrittura
NEWS n. 3
15 dicembre 2000
Sommario 1. Infinitestorie.it
Cari Amici di Scuola di Scrittura.com, questo numero è incentrato sui percorsi di creatività. Che per essere davvero interessanti non possono che essere alternativi, innovativi, sorprendenti e produttivi. Voi che ne pensate?
Nel numero scorso vi anticipavamo
un nuovo sito sulle scritture, i libri e tutto quanto fa letteratura.
2. Percorsi creativi: la suggestione di un titolo Molte volte, il problema non è
avere qualcosa da dire, ma trovare il modo giusto per dirlo. Un modo che
sia nuovo, sorprendente in primo luogo per se stessi.
3. Grammatica, cyberspazio e creatività Pur essendo un'esperienza nuova, Scuola di Scrittura.com sta già rivelando almeno due caratteristiche peculiari. 1. Il fatto che il lavoro si svolga esclusivamente via e-mail, pare sia un buon modo per superare insicurezze e timidezze (da parte degli esordienti), e reticenze (da parte degli editor). Il cyberspazio (nel nostro caso) riesce a garantire un tipo di rapporto umano che è, allo stesso tempo, sincero ma non rischioso. Il dialogo è sempre puntuale, ma la distanza tra gli interlocutori rassicura e rende tutti meglio disposti a uno scambio anche serrato. 2. Anche dalle riflessioni che possono apparire meno impegnative (come quelle sui dubbi grammaticali, o sintattici) continuano a nascere stimoli interessanti che si trasformano inevitabilmente in spunti creativi. C'è già chi sta pensando a un racconto intitolato "La guerra delle metafore", e chi ha progettato un poliziesco piuttosto sanguinoso incentrato su una faida tra le redazioni rivali dello Zingarelli e del Devoto-Oli.
4. A pesca di perle: il gioco continua Ecco due citazioni che hanno a che fare con i discorsi precedenti e con il libro di Carver che presentiamo di seguito: "Uno scrittore dovrebbe sforzarsi di scrivere una cosa in modo tale da farla diventare parte dell'esperienza di coloro che la leggono." Ernst Hemingway "In generale, gli scrittori sono convinti segretamente di essere letti da Dio, e non mancano di lasciar cadere delle giudiziose osservazioni che possano essere utili al Grande Vecchio". Giorgio Manganelli
Raymond Carver, Il mestiere di scrivere. Esercizi, lezioni, saggi di scrittura creativa. A cura di William L. Stull e Riccardo Duranti, Einaudi, 1997. Ci sono almeno due modi di pensare un manuale di scrittura; due modi egualmente affascinanti, ma quanto mai distanti l'uno dall'altro. Anzi, praticamente opposti (ma non è forse vero che gli opposti coincidono?). Da un lato il manuale di scrittura può proporre un'infinità di schemi replicabili e mostrare come replicarli. Si mostra un modello"pieno" di un brano d'autore (ad, esempio, un sonetto del Petrarca); quindi si svuota il modello e se ne rivela la struttura (la sequenza delle rime, la tessitura dei rimandi interni, l'uso delle forme retoriche, la scelta dei vocaboli, i riferimenti culturali, la consistenza dei temi e delle narrazioni). A questo punto è possibile riempire nuovamente la struttura con un contenuto diverso. L'esercizio è utilissimo e interessantissimo, perché sviluppa la capacità di cogliere "come funzionano le cose" (per rifarsi al titolo di uno dei volumi dei Quindici - chi se li ricorda?). Inoltre, gli schemi, le forme, all'inizio verranno semplicemente "ricopiati", ma abbastanza rapidamente si potranno ricomporre, modificare, variare con sempre maggiore destrezza. Questo ricorso all'analisi delle strutture permette, ad esempio, di capire "come sono fatti i romanzi d'amore", o i romanzi gialli: quali sono le costanti da mantenere a tutti i costi, quali le variabili su cui si può (e in molti casi si deve) trattare, come costruire il flusso narrativo, come organizzare la successione degli eventi. Per quanto questa schematizzazione possa sembrare arida, in realtà non lo è: a patto che ci sia, a monte, un'ispirazione genuina, una vicenda ricca, dei personaggi interessanti, una storia che parli di sentimenti universali, lavorare con degli schemi può rivelarsi uno strumento utilissimo per mantenere la rotta ed evitare errori grossolani. L'altro modo di organizzare un manuale di scrittura è quello degli scrittori. Il libro di cui parliamo, frutto di una serie di interventi e articoli di Raymond Carver ne è un esempio magnifico. Innanzitutto, il manuale di scrittura "alla Carver" si concentra su elementi che possono parere a prima vista del tutto irrilevanti. Quando, ad esempio, Carver spiega la sua predilezione per il racconto breve non si sofferma su analisi narratologiche, su discussioni strutturali, su considerazioni di alta critica letteraria. Racconta un fatto: Fossi stato capace di mettere insieme i miei pensieri, e di concentrare le mie energie su un romanzo, dico, non mi sarei trovato comunque nella condizione di poter attendere un pagamento che, se pure fosse arrivato, sarebbe rimasto per strada per qualche anno. Non riuscivo a vederla, la strada. Dovevo mettermi a tavolino e scrivere qualcosa da finire ora, stasera, al massimo domani sera, non più tardi, al ritorno dal lavoro e prima di smarrire l'interesse In quei giorni immaginavo che, se fossi riuscito a ritagliarmi un'ora o due al giorno solo per me, dopo il lavoro e la famiglia, sarebbe stato anche più che abbastanza. Il paradiso. Ed ero contento di avere quell'ora. A volte, però, non riuscivo a prendermela. E allora confidavo nel sabato, benché a volte succedessero cose che mandavano a monte anche il sabato. Ma c'era ancora la domenica in cui sperare. Domenica. Forse. pp. 23-24 Deludente o soddisfacente? Dipende da cosa si cerca. Se si cerca una ricetta predigerita per scrivere un racconto be' forse si rimarrà delusi (in realtà in queste righe c'è il torso di un racconto davvero potente). Ma se si cerca uno stimolo per farsi strada tra le difficoltà, le ansie, gli ostacoli, lo sconforto che prende chi si vorrebbe dedicare alla scrittura ma, per le ragioni più disparate e disperanti non ci riesce, ecco che Carver dà una lezione straordinaria di metodo e di vita. E uno sprone davvero vigoroso a regolare il respiro e la tenuta della propria scrittura sulle proprie possibilità concrete. Carver, si sa, ha creato uno stile scarno, sospeso, inquietante ed estremamente austero non a caso viene considerato il padre dei minimalisti. Potrebbe argomentare la sua scelta stilistica in molti modi. E, invece sceglie una spiegazione semplice: La scrittura estremamente elaborata e chic o quella chiaramente stupida mi fanno venir sonno. (p. 7) Eppure, è evidente che in questa frase c'è, in compendio, una vera e propria poetica. Quale? Chi scrive deve essere attraente, coinvolgente, interessante. Deve porgere il suo pensiero in modo chiaro, senza indulgere troppo alle mode, ma senza neppure "sbracare". Mi sembra interessante e mi sembra che dovrebbe far pensare una gran quantità di scriventi. Ma come riuscire nel compito non facile di "non far venire sonno al lettore"? Innanzitutto Carver ci dice cosa non fare: Gli scrittori non hanno bisogno di ricorrere a trucchetti o trovatine, né sta scritto che debbano essere sempre più in gamba di tutti. A costo di sembrare sciocco, uno scrittore deve avere la capacità di rimanere a bocca aperta davanti a qualcosa, qualsiasi cosa - un tramonto, una scarpa vecchia -colpito da uno stupore semplicemente assoluto. E poi ci dà una premessa, che è in realtà è anche un obiettivo da raggiungere: Credo di essere nel giusto quando penso che quella di essere capito sia una premessa fondamentale da cui qualsiasi buon scrittore deve prendere le mosse, o piuttosto, una meta da prefiggersi. p. 67. Ma non basta. La tentazione di ricorrere a qualche trucco, di barare, in realtà, è sempre in agguato. Anche se, in letteratura, il trucco non paga. E Carver la mette in evidenza con molta forza, parlando del suo maestro, John Gardner: J. Gardner era convinto che se le parole della narrazione rimangono confuse e sfuocate [è] perché l'autore è stato insensibile, distratto o troppo sentimentale ma c'è anche un pericolo peggiore, da evitare a tutti i costi: se le parole e i sentimenti sono disonesti, se l'autore bara e scrive di cose che non gli stanno a cuore o di cui non è convinto, allora non può aspettarsi che qualcun altro mostri interesse per il racconto. Insomma, sembrerà sorprendente a qualcuno, ma Carver, alla base della sua "estetica", mette un'"etica". Un'etica dello scrittore, che prende a prestito da Ezra Pound: Una fondamentale accuratezza d'espressione è il solo e unico principio morale della scrittura. Accuratezza significa precisione. Ma precisione rispetto a cosa? Rispetto a ciò che si prova e a ciò che si vuole dire. Sulla scorta di questa serietà di fondo della scrittura, Carver ci dà anche qualche suggerimento per "gestire" l'insuccesso: Cerca di farlo come meglio puoi, mettici dentro tutto il tuo talento, ma poi non ti giustificare, non cercare scuse. Risparmiaci i lamenti e le spiegazioni. Certo, perché un romanzo, un racconto, una poesia, devono "avere senso in sé". E se poi le cose non dovessero andare bene, se il successo non dovesse giungere, bisogna considerare anche che: L'ambizione e un po' di fortuna sono cose che possono essere di molto aiuto per uno scrittore. Troppa ambizione e poca fortuna, se non proprio scalogna, possono rovinarlo. Ma soprattutto, bisogna avere talento. p.5 E, per concludere questa breve scheda su un libro che, in realtà, è una miniera inesauribile, Carver che parla tanto di talento è in grado di darcene una definizione? Sì, e la prende in prestito da uno cui certamente non mancava: Tolstoj scrisse che il talento è "la capacità di prestare un'attenzione intensa e concentrata all'argomento Š il dono di vedere quello che gli altri non hanno visto". O forse, continua Carver: il dono di vedere quello che tutti hanno visto, ma vederlo in modo più chiaro, da ogni lato. Acquisire questo dono, tanto semplice quanto straordinario è una delle meravigliose sfide che attendono chi scrive! ------------------------------------------- La newsletter di Scuola di Scrittura.com
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