Scuola di Scrittura NEWS n. 4

5 gennaio 2001

Sommario

1. A Mestre, un convegno sulle scuole di scrittura

2. Il gioco dei titoli: un contributo autorevole

3. A pesca di perle: il gioco continua

4. Robert Louis Stevenson: L'isola del romanzo

 

Cari Amici di Scuola di Scrittura.com,
speriamo che il nuovo anno vi abbia trovato tutti di ottimo umore e nella disposizione d'animo ideale per scrivere, creare e confrontarvi con quel che vi "ditta dentro".
Anche in questo numero, pensiamo, troverete qualche stimolo per continuare nelle vostre elucubrazioni: ma che siano produttive!

 

1. A Mestre, un convegno sulle scuole di scrittura

Si terrà presso la Biblioteca Civica Centrale di Mestre, dal 23 al 28 gennaio prossimi un convegno sulle Scuole di Scrittura in Italia. Parteciperanno molte autorevoli scuole, e anche la nostra sarà presente con una comunicazione.
È interessante vedere come il fenomeno delle scuole di scritture si sia sviluppato in un paese come il nostro in cui, si pensava, non sarebbe mai attecchito. E sarà senz'altro interessante valutare e confrontare i vari "metodi" di insegnamento — gli obiettivi e le tecniche, gli approcci e gli stili delle varie scuole di scrittura.
Se vi trovate da quelle parti, in quei giorni, non mancate di farci un salto: la partecipazione è gratuita, anche se è consigliabile iscriversi.

Per informazioni:

Marisa Codolo, Biblioteca Civica Centrale di Mestre, tel. 041 962860, e-mail biblonauta@comune.venezia.it

Giulio Mozzi, tel. 049 654644, e-mail scritturecreative@libero.it

 

2. Il gioco dei titoli: un contributo autorevole

Ricordate il gioco dei titoli che vi avevamo proposto nel numero scorso? Si trattava di prendere il titolo di un libro e di innestarci una trama del tutto nuova — e, perché no? — anche un po' dissacrante.

Il gioco è piaciuto, e molti ci hanno inviato le loro proposte. Ne parleremo ancora.

Intanto, vi propongo i divertissement (davvero divertenti) che ci ha inviato Evaldo Violo, uno dei protagonisti dell'editoria italiana che ha legato il suo nome a quello della Biblioteca Universale Rizzoli (la mitica BUR!), e che è un amico di Scuola di scrittura.com

F. Dostoevskij, L' idiota
La storia di un minorato mentale che grazie a una caritatevole trasmissione televisiva intitolata "Il Grande Fratello" diventa una star ammirata da tutti

G. Garcia Marquez, Cent'anni di solitudine
I ricordi-denuncia di un condannato all'ergastolo che parla della sua detenzione in termini piani e sereni, un po' alla Silvio Pellico

F. S. Fitzgerald, Il Grande Gatsby
Le imprese sportive ed erotiche di una famosissima star del football americano

A. de Sade, La filosofia nel boudoir
Un testo di ascesi mistica per piccoli borghesi che, chiusi nel loro "salottino" , si purificano attraverso esercizi di pazienza

J. W. Goethe, I dolori del giovane Werther
Storia di un bravo giovane con tanti buoni propositi e tante buone intenzioni, che non riesce mai a realizzare a causa di una serie infinita e sempre diversa di dolori ( di pancia, di testa, alle vie respiratorie, herpes, vesciche ai piedi) che lo colpiscono nel bel mezzo della sua opera… Un classico dell'umorismo, tanto che il titolo è ormai diventato proverbiale: "I dolori del giovane Werther", per indicare dolori che non finiscono mai e sono sempre diversi

Be', ora tocca a voi!

 

3. A pesca di perle: il gioco continua

Anche Maria Tatsos, direttrice di Top Girl, è un'amica della nostra scuola.

Riceve moltissimo materiale narrativo da parte delle sue giovani lettrici (il "target" della rivista è quello delle teen-ager). Spesso si tratta di scritture molto immature, che non si distaccano da quella che potremmo definire "memorialistica privata" o dal racconto di genere (rosa, per lo più). A volte, invece, Maria riesce a intravedere uno spunto che — sebbene non possa portare alla pubblicazione del pezzo — se coltivato adeguatamente potrebbe dare buoni frutti.

Naturalmente, la direttrice di un mensile di grande diffusione non può avere tempo da dedicare alla coltivazione dei giovani talenti i cui scritti, quindi, finiscono insieme agli altri nel grande archivio delle proposte rifiutate. Ed è un peccato perché forse, con una riflessione guidata da una persona più esperta, molto lavoro e la giusta perseveranza, qualcuno di quei testi avrebbe potuto essere pubblicato. Ciò vi fa venire in mente qualcosa?

Comunque, ringraziamo Maria Tatsos perché ha trovato il tempo di inviarci una bella citazione per il nostro gioco delle perle di carta:

La notte
con lenti passi or per lo ciel cammina,
e se racconterai grandi avventure,
ciascun di noi terrà lontano il sonno

Odissea, XI, 480

A proposito: c'è qualcuno che sa di chi è opera questa traduzione di Omero?

 

4.Robert Louis Stevenson: L'isola del romanzo

L'idea che ci siamo fatti dell'insegnamento della scrittura è molto in sintonia con quella celebre sentenza zen che recita: "Quando il discepolo è pronto a imparare, il maestro gli compare dinnanzi". E, guardacaso, è spesso il maestro più adatto al discepolo, quello che riesce a comprenderne meglio i desideri e le potenzialità.

Ed è per questo che quando un amico esordiente ci ha parlato con entusiasmo della raccolta di scritti di Robert Louis Stevenson curata da Guido Almansi e uscita da Sellerio nel 1987 L'isola del romanzo, non abbiamo esitato un istante a "integrarla" nel programma di proposte e letture che avevamo preparato per lui. E, in effetti, era proprio quel che gli ci voleva!

Il libro è veramente un gioiello — o meglio, una cassaforte da cui si possono cavar fuori molti gioielli. Come è nostro costume, ve ne diamo solo qualche breve saggio — un baluginio rapidissimo ma sufficiente a indurvi ad armarvi di grimaldello per forzare a tutti i costi lo scrigno. (Be', calma: il libro, nel 1987, costava solo 18.000 lire. Ora non so se è ancora in catalogo o reperibile… ma comunque se proprio lo volete a tutti i costi possiamo vedere di farvelo avere…)

Innanzi tutto, ecco una raccomandazione sulla cura della forma — una cura che qualche volta nei giovani scrittori è trascurata:

"Ogni espressione deve avere una sua dignità intrinseca, e fra i primi esordi e gli svolgimenti successivi del periodo ci dev'essere una coerenza e un equilibrio di suoni; niente risulta più deludente all'orecchio del lettore di una frase che si annuncia sostenuta e solenne per poi afflosciarsi frettolosa e meschina."

Quindi, un'esemplificazione del lavoro che facciamo anche a Scuola di Scrittura.com, con un ammonimento:

"Non conosco effetto più spoetizzante dell'invito a perlustrare le molle e i congegni meccanici su cui si basa qualunque forma artistica. Tutte le nostre attività, artistiche o meno, si svolgono interamente in superficie; è appunto a livello di superficie che ne percepiamo la bellezza, la rilevanza, la ricchezza di significati; e spiare più sotto significa inevitabilmente restare sconcertati e delusi dalla vuotaggine che vi si scorge, dalla rozzezza delle funi e delle pulegge… a quel famoso e rispettabile personaggio che si chiama Lettore Comune devo, quindi, porgere un avvertimento preliminare: io sono qui con un compito sgradevolissimo: quello di staccare il quadro dalla parete per guardarlo di dietro, o di smontare, come un bambino curioso, il giocattolo musicale per vedere com'è fatto dentro."

Ma noi non siamo "Lettori Comuni", no? Per cui, niente paura!

E, ora, una notazione consolatoria (ma che non di diventi un alibi!):

"Ricordiamoci, peraltro prudentemente, che non ci sono mai stati, in nessun libro, tre periodi assolutamente perfetti, uno dopo l'altro, di seguito; né mai è esistito un personaggio, in nessun volume mai scritto, che a un certo punto non abbia messo un piede in fallo. Noi [scrittori] siamo come i cani sapienti o le predicatrici: non c'è da aspettarsi che facciamo bene il nostro numero: è già sufficiente che lo facciamo."

Infine Almansi, nella sua introduzione, cita l'attacco famosissimo di un romanzo (dimenticatissimo) di Edward Bulwer-Lytton (ancor più dimenticato, credo): "It was a dark and stormy night " (Era una notte buia e tempestosa). Ricordate? È proprio l'attacco tanto amato da Snoopy in versione aspirante scrittore.

In polemica con un autore inglese che lo inserisce tra i "peggiori incipit mai scritti", un modello di "apertura sbagliata", goffa e infelice, Almansi lo ritiene invece un attacco davvero riuscito e quasi perfetto.

Voi che ne pensate?

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