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Circa un anno e mezzo
fa, ero a cena con un mio amico.
A un certo punto mi dice:
"Ho scritto dei racconti, ti andrebbe di leggerli?"
"Certo", gli rispondo. "Ma ti farò una lettura
seria, approfondita. Per cui, magari, aspettati anche delle critiche.
Daccordo?"
"Daccordo."
Bisognava essere sicuri di sé per accettare la sfida
perché soltanto chi è davvero sicuro di sé
può accettare di buon grado leventualità di
una critica e Alessando lha accettata. Mi dà
il suo manoscritto.
Dopo due mesi ci rincontriamo. Parliamo del suo lavoro, approfonditamente,
seriamente. Lo mettiamo in discussione, lui ci rimette le mani
e so bene quanto devessere stato faticoso lo rileggiamo
e
e viene pubblicato!
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Immaginate. Catena del Karakhorum.
Massiccio del Pursei Dandur. Attacco agli 8062 della cima Targha.
Appesi ad una parete che sembra di fòrmica, ci siete voi.
Soli come cani. Che da mesi vi state faticosamente tirando su con
le unghie. Senza ossigeno, con la piccozza spuntata e la punta del
naso incancrenita dal freddo. Il tutto per mettere il piede su quella
insicura, tagliente lama di roccia, sopra la quale cè
solo linfinito azzurrognolo della cazzosichiamasfera. Ma ora
ci siete. Una mano, poi laltra. Il piede su quello spuntone
lì per lultimo appoggio. Issa. Cazzo, fatto. Distesi
sulla roccia a faccia in giù, ve ne rimanete carponi con
la lingua sui sassi a pregustare il plauso delluniverso. Ma
di chi sono quei mocassini nappati allaltezza del vostro sopracciglio?
A chi appartengono le gambe conseguenti? Alzate lo sguardo increduli
e schiacciati a terra come un mediomassimo centrato, vi ritrovate
addosso il sorriso pietoso di un tizio dallaria di sufficienza.
" Eh caro mio
la stoffa ci sarebbe pure
ma per
diventare scalatore ne devi fare di strada
"
"Ne devo fare?! Ma dico
sei scemo? Ho appena scalato
8000.."
"800 vorrai dire ma secondo me molto molto meno
sai che
ci vuole
ogni domenica lo fanno in diecimila senza neanche
tutto sto fiatone
"
"Ma scusa, non siamo sulla vetta del Targha? Massiccio del
Pursei Dandur, catena del Karakhorum?"
"Vedi che sei un deficiente? Qui siamo alla montagnetta di
San Siro, zona Lampugnano, periferia nord ovest di Milano. Riparti
da zero. Chiarisciti i concetti, pulisci le concatenazioni, taglia
i periodi. Vedrai che la prossima volta salirai più in alto.
E cura di più la punteggiatura."
Un sadico maledetto? No, un editor. Un professionista esperto il
cui compito è in primo luogo quello di mettere laspirante
scrittore davanti alla realtà. La dura, dolorosa, spietata
realtà. Ed in seconda battuta quello di aiutarlo concretamente
a migliorarsi. A questo punto però, le possibilità
che uno scrittore incontra sono due. O vi trovate davanti un editor
tipo sergente dei Marines come credo che sia stato Gordon
Lynch per Raymond Carver o trovate Andrea Di Gregorio, come
nel mio modestissimo caso. Il primo vuole, anzi pretende, di tirar
fuori da voi il grande scrittore interplanetario. Ma facendolo con
la stessa attitudine con la quale sturerebbe un wc, si schifa di
quello che nella maggior parte dei casi si ritrova in mano. Andrea
invece vuol tirare fuori da voi solo un buon racconto, un romanzo
che possa essere definito tale, un risultato di scrittura intelligente,
credibile, adeguato. Il tutto lavorando con lautore, seguendolo,
consigliandolo. E soprattutto non snobbando mai i suoi tentativi.
Più o meno come un costruttore di wc in ceramica che non
smette mai di lavorare sulle rotondità, sulle forme e sulle
sostanze. A me Andrea ha fatto bene. Anzi più che a me ha
fatto molto bene al mio libro. Senza di lui sarebbe ancora in un
cassetto. E io sarei ancora lì, inchiodato alla parete tibetana
della montagnetta di San Siro.
Alessandro Canale
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